Quattro anni in autostop- pt.3

Quattro anni in autostop- pt.3

Gennaio 24, 2019 Off Di Francesco Biestro

Maren è una ragazza di 27 anni, nata in Germania in un piccolo paesino vicino Stoccarda. Quattro anni fa decise di partire per il Canada con un progetto di viaggio di tre mesi che, pian piano, mutò fino a perdurare per ben quattro anni passati quasi interamente dormendo in una tenda e facendo autostop. Ora è da poco tornata a casa e, dietro le mie pressanti richieste, ha deciso di condividere parte di questo viaggio con tutti i futuri lettori.

Ti sei mai sentita sola? Descrivi una giornata tipo di una persona che vive sola nel mezzo della foresta.

Sceglievo i posti dove accamparmi quando ritenevo fossero “i posti giusti in cui avrei voluto svegliarmi”, solitamente erano laghi, montagne, gole, fiumi o cascate. Sceglievo inoltre luoghi lontani dalla civilizzazione, in mezzo al nulla, in modo da potermene stare sola ma in cui fosse presente acqua cosi da non dovermene caricare con me.

Durante il giorno arrivavo in questi posti, il che solitamente richiedeva numerose ore tre autostop e camminata, dopodichè mi sedevo e me li godevo. Talvolta cominciavo a scrivere (la natura mi aiuta a selezionare i pensieri) poi piazzavo la tenda e incominciavo a cucinare. Leggevo molto, ascoltavo audiolibri e poi andavo a dormire presto.

La mattina solitamente venivo svegliata dal sole, molte volte arrivavo la sera a notte fatta quindi la mattina seguente scoprivo cosa ci fosse intorno a me.

Vedere il riflesso della montagna che si specchia nel lago, sentire i cavalli correre da qualche parte nella vegetazione, dormire sotto il cielo stellato del deserto o in una foresta dove scorre un fiume cristallino. Stare semplicemente seduti li ed abbracciare tutto questo con ogni centimetro del tuo corpo, fare il bagno, riempire la borraccia e poi proseguire verso la successiva destinazione.

Non posso davvero dire ch’io mi sia sentita sola, ho conosciuto molte persone lungo la strada, alcuni davvero incredibili e con la tecnologia super avanzata di oggi restavo comunque in contatto con amici e parenti. Sapere che puoi sempre chiamarli o semplicemente saltare su un aereo ed essere a casa in un paio di giorni ti da un sacco di supporto.

Comunque posso dire di aver iniziato ad abbracciare la solitudine, non sono una grande fan di questa parola quando inizia a suonare molto pesante e triste, ho semplicemente iniziato a preferire l’essere me stessa al posto dell’essere in compagnia.

Era anche la scelta più facile, andare dove volevo quando lo volevo senza dover badare a nessuno e cercare compromessi con tale individuo.

Talvolta mi sarebbe piaciuto condividere certi momenti con certe persone, ma era comunque bellissimo essere circondata solo da natura, completamente connessa al mondo intorno a me e con me stessa, scrivendo i miei pensieri, paure e gioie dando loro una casa fatta di carta pittosto che racchiuderle in un’altra anima.

Purtroppo al terzo anno di viaggio qualcuno della mia famiglia a me molto caro ci ha lasciati.

Questo ha cambiato di molto il mio modo di pensare, non volevo più continuare la mia vita lontana da tutti, volevo iniziare a mostrare loro in modo concreto quanto ci tenessi attraverso la mia presenza.

A quel punto iniziai a sentirmi sola talvolta, non perchè non incontrassi persone (anche perchè è automatico quando fai autostop) ma piuttosto perchè ho inziato a pormi domande su cosa davvero fosse importante per me.

Non volevo più andare semplicemente a zonzo, sentivo che era arrivato il momento di trovare il mio spazio e ritornare a far parte della vita degli altri, smettendola di ricevere soltanto ed incominciando a dare attivamente qualcosa perchè so quanto possono essere importanti questi piccoli gesti. Lasciare la porta aperta ad ogni tipo di conoscienza. Voglio essere io quella che da un passaggio agli autostoppisti e guida quei chilometri extra per portarli dove devono andare, la persona che compra un caffè o uno spuntino a un estraneo o un vecchio amico, voglio essere di nuovo parte della società invece di vivere in un mondo parallelo.

Se potessi cambieresti qualcosa di questo viaggio?

Questa è probabilmente la domanda più difficile, Francesco.

Ho pensato a questo per moltissimo tempo. Ci sono moltissimi posti che avrei voluto vedere, stupide cose che non avrei voluto fare, scegliere alcune strade piuttosto che altre,

ma sono felice di ciò che è stato, non amo guardarmi indietro e preferisco apprezzare le cose belle piuttosto che rimpiangere le brutte. Cerco di trarre da esse una lezione e spero di avere imparato molto… so di averlo fatto, spero soltanto tali lezioni rimangano con me.

In futuro pensi che viaggerai in un modo più “comune” come hotel e aerei o rimarrai fedele a questi metodi?

Come ho detto viaggiare in questo modo è faticoso e richiede tempo, sarò felice di limitarmi a qualche piccola pausa e un po’ di stabilità dopo quattro anni di continui spostamenti.

Ma per me fare autostop è più di un semplice modo economico per viaggiare, più di una semplice opportunità per incontrare persone, più di curiosità nei loro confronti.

La ragione per cui amo questo stile di vita è l’avventura che porta con se, l’eccitazione che arriva quando, da un buon punto di partenza, tu metti giù il dito in strada di prima mattina; è il formicolio che sale quando un nuovo veicolo si appresta a fermarsi; è la curiosità riguardo alle persone, la loro storia e natura; è l’incertezza del non sapere se arriverai a destinazione; è l’incondizionato sforzo del dover raggiungere una meta a qualsiasi costo e la creatività richiesta nell’arrangiarsi in caso tu fallisca. È l’essere in difficoltà e venire aiutata dagli estranei. Sono le piccole avventure quotidiane che rendono ogni giorno differente da quello precedente.

Generalmente non mi importa di prendere un aereo o dormire in un hotel, l’ho fatto e non è male, ma personalmente per viaggiare ed esplorare una nazione esiste un unico modo.

Hai qualcos’altro da dire alle persone che stanno leggendo le tue parole?

Voglio soltanto incoraggiarli ad andare fuori e provare qualcosa di nuovo, di dare una chance al mondo di dimostrare la propria bontà, camminare fuori dal sentiero laddove ci sentiamo al sicuro.

Mi ricordo che agli inizi, quando ero spaventata, dicevo a me stessa:” adesso farò questa cosa così la prossima volta che sarò spaventata potrò dire<<ricordi l’ultima volta in cui eri spaventata? L’hai fatto e alla fine non era poi tanto male quindi perchè avere paura? >>”.

Copyright© 2019 Francesco Biestro

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