Una passeggiata per le strade di Tehran

Una passeggiata per le strade di Tehran

Marzo 4, 2019 Off Di Francesco Biestro

Tehran non è certo Ginevra e la cosa appare chiara fin da subito.

Qui la colonna sonora è un incessante strombazzare di clacson accompagnata da una fitta cappa di smog la quale si fa opprimente durante le ore di punta.

Auto vecchie e sgangherate sono le regine della strada, qui non c’è spazio per SUV mastodontici o coupè sportive, le folli tasse unite all’inflazione della moneta hanno reso questi orpelli inaccessibili alla maggior parte della popolazione dando così un aspetto assolutamente unico ad ogni singola strada.

Proprio a causa di questo motivo l’aria risulta così densa, quasi fuligginosa.

Le norme relative all’inquinamento qui sono leggende che si narrano la sera ai bambini per farli addormentare, i blocchi del traffico teorie fantascientifiche paragonabili alla vita su marte.

Il mio fulgido pelo risente di questo e la sera mi ritrovo a dovermi sfregare la moquette per ore prima di rivedere il mio colorito naturale.

Francesco dice che non faccio altro che lamentarmi ma per lui è tutto facile, un po’ di acqua e un colpo di spugna e tutto torna alla normalità!

Io con la mia lanugginosa porosità sembro un filtro depuratore!

Ma inutile piangere sull’inevitabile.

Una rivoluzione necessaria?

Risolti i miei guai economici inizio a rendermi conto che questa città ha meno da offrire di quanto mi sarei aspettato.

Il gran bazar è bellino ma dopo Turchia e Israele inizio ormai a sentirmi tediato da questi affollati mercati (che si assomigliano un po’ tutti) e le attrazioni principali sono poche rispetto alle dimensioni di questa metropoli.

Una cosa particolarmente interessante però c’è e sto parlando dell’ambasciata americana che venne conquistata da Khomeini e i suoi seguaci rivoluzionari più di 40 anni fa.

Qui vennero imprigionati per più di un anno gli ambasciatori statunitensi nell’intento di liberarsi dall’ultimo Scià (imperatore) alleato degli USA e da quello che la storia racconta come un terribile ed oppressivo dominio capitalistico.

Ora, qui mi appare quantomai doverosa l’apertura di una parentesi.

La storia, com’è tristemente risaputo, la scrivono i vincitori quindi potrebbe essere vera o meno la testimonianza della tirannia dell’ultimo imperatore. Inutile esprimersi sulla bontà di una rivoluzione non vissuta.

Ma una cosa, dall’alto della mia diretta esperienza con le varie realtà, la posso affermare: benchè il capitalismo non sia esente da gravi difetti, è evidente come tutti coloro che si sono opposti ad esso (spesso dando la propria fedeltà all’ex Unione Sovietica) ora si trovino in evidente ritardo sullo sviluppo economico e il benessere di vita generale.

L’Iran è solo l’ultimo di una lunga serie di nomi che vede gran parte dei balcani, Vietnam, Corea del nord e probabilmente molti altri paesi che ancora non ho avuto la fortuna di visitare.

Una situazione difficile

Quindi FORSE quella rivoluzione è stata un bene, FORSE no. Quello che è certo è che questi 40 anni di semi-dittatura di stampo islamico abbiano lasciato questo paese in gravissima difficoltà economica.

Vedere le persone fare la fila davanti ai bancomat i quali possono erogare una cifra massima giornaliera di 15 euro circa a persona (cioè tu con la tua tessera puoi prelevare 15 euro al giorno anche se vai in un’altra città), i cambiovaluta senza più nemmeno una moneta in cassa e la ressa di fronte alla porta chiusa di coloro che vogliono trasformare in dollari i loro averi, cercando di salvarsi dalla fluttuazione della moneta che in un paio di anni è passata da un cambio di 10.000 a 163.000 rial per 1 euro e che continua a scendere, o ancora il mercato nero che impazza per le strade, fatto di cittadini che offrono il loro personale rateo di cambio ai turisti, fa davvero riflettere a lungo.

Nonostante tutto questo però la vita va avanti, i problemi vengono sempre nascosti dietro un largo sorriso e una infinita cordialità, individui incontrati a caso per la strada mi invitano a prendere il tè, mi offrono cibo o insistono perchè vada a cena da loro.

Il che è assolutamente meraviglioso, mai mi è capitato di incontrare un popolo tanto cordiale, ma ti fa anche provare un certo imbarazzo nell’accettare beni da persone che probabilmente hanno faticato moltissimo per guadagnare ciò che ti stanno regalando.

Copyright© 2019 Francesco Biestro

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