Vieni in Iran, il pranzo lo offriamo noi.

Vieni in Iran, il pranzo lo offriamo noi.

Marzo 8, 2019 Off Di Francesco Biestro

Quello che veramente rende Tehran un posto speciale è la catena montuosa che svetta sullo sfondo della città, creando una cornice quasi surreale.

Nonostante le mie brevilinee zampette non mi sottraggo alla responsabilità di una bella passeggiata salutistica su queste belle cime innevate, un po’ per sfuggire allo smog e un po’ per vedere questo mondo da un’altra prospettiva.

Durante la salita mi imbatto in un ragazzo dall’aria simpatica con il quale attacco suibito bottone.

Lui sembra molto sorpreso di vedere un asinello da queste parti, dice che è la prima volta in assoluto in cui incontra un peluche giramondo.

Comprensibile data la chiusura verso l’occidente del suo paese ma comunque ingiustificabile vista l’importanza della mia figura.

Decido di essere magnanimo e perdonare il giovane stolto, da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

Lui mi presenta sua madre, anch’essa li per una passeggiata, e mi racconta un po’ della sua vita.

Ha 24 anni, fa il musicista e sogna di andare all’estero (insieme a ogni altro giovane iraniano) ma mi spiega che per lui è impossibile perchè qui se non fai il servizio militare, il quale viene descritto da chi l’ha fatto come la peggiore e più deprimente esperienza della loro vita, non ti viene rilasciato il passaporto.

In alternativa si possono pagare cifre folli per ottenerlo… perchè il denaro è sempre molto democratico.

Tra una chiacchiera e l’altra mi offrono anche il pranzo (perchè io sono troppo “furbo” per portarmi dei viveri quando vado in montagna) e mi invitano a cena da loro.

Sono ovviamente molto lieto di accettare l’offerta prolungando l’esperienza fino a tarda serata tra una partita alla play station e l’altra.

Proseguendo verso sud

Il giorno seguente è giunta per me l’ora di emigrare verso sud e una breve sosta a Kashan.

Un posto molto carino ma anche molto diverso da Tehran.

Qui la spinta progressista non si sente minimamente e tutto sembra avere fatto un balzo nel passato di almeno 50 anni.

Sicuramente una tappa obbligatoria date le bellezze ammirabili nei paraggi e nella vicina Aran, luogo in cui ho il piacere di avere il mio secondo invito a pasteggiare.

Mentre camminavo per la strada un’auto mi si accosta quasi inchiodando e il conducente mi parla con concitazione.

-Ciao, da dove vieni?

-Fabbricato in Vietnam ma di passaporto italiano.

– Hai già pranzato?

-No.

-Allora vieni a pranzo da me, Sali!

-Ehhhhhmmmmm… ok.

Tutto felice il simpatico omino accompagnato dalla figlia dodicenne quasi mi aggredisce con la sua ospitalità.

Mi presenta a moglie, figli, suoceri e bisnipoti offrendomi un pranzo delizioso ma terribilmente scomodo poichè qui è usanza mangiare seduti per terra su un tappeto.

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Ciò che più amo

Dopo qualche ora di chiacchiere ci separiamo, il temporale che si stava palesando all’orizzonte è passato lasciando una patina d’acqua sui pavimenti che mi regala uno degli spettacoli più suggestivi visti fino ad ora.

Questo sperduto paesello è infatti la sede del “Mohammed Helal Shrine”, una delle più colorate e suggestive moschee che il mio tondo muso abbia mai avuto la fortuna di vedere.

La fortuna della bassa stagione turistica unita ad un fortunale appena passato mi consente di essere l’unica anima nei paraggi, conferendomi mezz’ora di assoluta pace mista a meraviglia e qualche foto senza spaccaballe che puntualmente ti rovinano lo scatto.

Questi momenti sono i migliori che il viaggio disorganizzato (quale è il mio) ti possa regalare.

Personalmente non cambierei mai la bellezza dell’imprevedibilità con la sicurezza dell’organizzazione, lo stupore di una sorpresa con una tabella di marcia a regola d’arte o il pranzo a casa di un tizio che ti inchioda a fianco mentre cammini sul marciapiede con un all inclusive a 5 stelle.

Ma, ovviamente, i gusti son gusti.

 

Copyright© 2019 Francesco Biestro

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