Gioco d’azzardo sulle strade armene.

Gioco d’azzardo sulle strade armene.

Marzo 28, 2019 Off Di Francesco Biestro

È gia passato un mese, nemmeno ho avuto il tempo di accorgermene e già mi ritrovo su questo bus notturno che da Tabriz mi porterà a Yerevan, la capitale armena.

Troppo poco tempo avuto a mia disposizione.

Il bipede scuote la testa mestamente in un chiaro segno di sconforto per tutti quei progetti iniziali i quali non è stato possibile realizzare, quelle zone da esplorare, storie da raccontare e volti da incontrare.

Mentre lo guardo sento una certa empatia, quasi come se dopo tutto questo tempo le nostre menti iniziassero a sincronizzarsi sulla stessa frequenza.

Qui, come mai prima d’ora, mi sono sentito vicino a chi ho incrociato lungo il mio cammino.

Tutte quelle storie difficili legate alla situazione locale e la voglia di essere liberi di vivere la vita come la si desidera ma che purtroppo, almeno per ora, non è possibile.

Quegli occhi che fanno male

Incrociare gli splendidi occhi di una ragazza persiana che non è  mai uscita dai confini del proprio paese i quali ti chiedono di raccontarle il mondo e vederli riempirsi di meraviglia mista a stupore quando spieghi ciò che per te è la normalità.

Arrivare fin quasi a sentirsi in colpa per aver avuto nulla più che la fortuna di essere nato nella parte privilegiata di questo globo acquoso chiamato terra.

L’insieme finale porta a stare seduti su un confortevole sedile durante una scomoda notte di viaggio e burocrazia doganale, con una testa troppo piena di pensieri perchè possano essere semplicemente chiusi dentro uno sgabuzzino e li dimenticati a loro stessi. Pensieri che resteranno appiccicati come post-it sulla parete cranica regalandomi abbondanti dosi di mestizia e frustrazione.

Tutto questo sarebbe potuto essere mitigato un po’ passando del bel tempo all’aria aperta in territorio armeno ma, con un ultimo rantolo preludio di una fine annunciata, l’inverno esala maltempo e neve su tutta la nazione.

Qualche triste giorno in ostello dopo decido di tentare una spedizione disperata alla ricerca di un qualcosa che non sia Netflix su un consunto divano.

Mi imbarco su un mini-van che appare tenuto insieme da ruggine e depressione direzione Dilijan.

Casualmente il giorno scelto per il viaggio risulta essere lo stesso in cui imperversa una pungente bufera di neve.

Il guidatore decide, confidente dei suoi mezzi nonchè dello sfavillante catorcio motorizzato, che la scelta più assennata sia affrontare la traversata di 3 ore a velocità prossime ai 100 km/h.

Tutto questo non negandosi la ghiotta opportunità di affrontare ogni curva mettendo di traverso il piccolo bus come solo il miglior Sebastian Loeb saprebbe fare.

I vantaggi dell'essere soffice

La cosa mi preoccupa solo fino ad un certo punto, la mia soffice consistenza e il mio corpo privo di organi vitali non risentirebbero di un incidente in queste condizioni ma la colata di sudore sul volto del mio socio lascerebbere intendere che lui non la stia prendendo con altrettanta sportività.

Gli vedo allacciare e tenere ben salda la cintura di sicurezza mentre io scommetto con un armeno su quali saranno le dinamiche dell’incidente.

Mi danno “sbandata con cappottamento” a 2 ma io punto su “dritti in un lago gelato” che è più difficile ma paga 8 volte!

Per (sua) fortuna arriviamo nella innevata Dilijan incolumi ma presto ci rendiamo conto delle proporzioni del nostro errore.

Qui ci sono solo montagne e, come era facile prevedere, da fare non c’è assolutamente nulla oltre l’impraticabile trekking.

Errori di frustrazione più che comprensibili data la voglia di avventura.

Un paio di giorni di nulla assoluto qui per poi tornare a Yerevan, dove finalmente qualche incontro interessante sblocca lo stallo in attesa di più miti climi.

 

Copyright© 2019 Francesco Biestro

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