A passeggio con una strana figura

A passeggio con una strana figura

Aprile 24, 2019 Off Di Francesco Biestro

All’alba del mio secondo giorno a Tbilisi mi risveglio trovando quello che appare essere il cadavere del mio amico, arrivato piuttosto malconcio dopo una lunga notte in viaggio.

Mentre lo abbandono ad un meritato riposo faccio amicizia con una kaza carina e piuttosto suonata che mi chiede di accompagnarla per una passeggiata in centro.

Dopo poco inizio ad inquadrare quale bizzarro personaggio abbia come compagnia.

Dopo poco infatti inizia a chiedere qad ogni passante se egli conosca un cartomante in quanto, a suo dire, ha assolutamente bisogno di farsi predire il futuro nei prossimi giorni.

Tra una domanda e l’altra si ferma da ogni venditore di canfrusaglie per rovistare alla ricerca di ninnoli d’argento finendo per comprare un anello con una mezza faccia gigante lunga una falange assolutamente inquietante.

Ma a parte questi buffi episodi tutto procede bene.

La triade si riunisce

La sera il nuovo ominide si unisce alla combriccola e si festeggia con qualche birra e una lauta cenetta.

Tbilisi però non è certo una metropoli e  tutto comincia a venire a noia molto presto, questa nazione è famosa per la sua natura maestosa ben più che per qualsivoglia opera di mano umana.

Il noleggio di una Toyota Prius mantenuta insieme dalla speranza dopo 10 anni di affitti selvaggi ci darà l’occasione di arrivare laddove solo le aquile sanno osare (più o meno).

Ci mettiamo in marcia per Kutaisi e lungo la strada ci imbattiamo in Gori, città natale di Stalin.

Dopo attenta analisi ritengo che, a meno che non si sia nostalgici del regime comunista e del vecchio Giuseppino (sempre Stalin) cosa che spero nessuno sia, non sussista una sola singola ragione valida per fare una sosta qui.

Arrivati a Kutaisi la mia simpatica nuvola fantozziana ereditata in Armenia non molla la presa e ci obbliga a due giorni di reclusione forzata in attesa di tempi migliori, cosa piuttosto frustrante ma inevitabile.

Kutaisi dopo qualche giorno viene finalmente irradiata da qualche raggio di sole, risultando piuttosto mediocre ma non malvagia.

Mezza giornata a passeggio è un tempo fin troppo onesto e il Millenium Falcon (sempre la Prius) prende il volo verso la costa per quella che viene chiamata “ la Las Vegas della Georgia”.

Pur non essendo mai stato a Las Vegas, mi rendo perfettamente conto che paragonare Batumi alla città del peccato situata nel deserto del Nevada è come paragonare un villaggio di campagna durante una inondazione con Venezia.

Occhio al portafogli

Ok, forse sto un tantino esagerando, ma qui la cosa più interessante che si possa fare è essere truffati da qualche simpatica ragazza che si comporta amichevolmente salvo poi portarvi in un bar dove vi verrà fatto ordinare da bere senza poter vedere i prezzi e il conto risulterà poi spropositato rispetto all’ordine.

Eh si, è quello che è quasi successo a questi poveri umani sprovveduti.

Mi è toccato trascinarli fuori di peso da un bar dall’aspetto davvero lugubre, semi deserto e popolato da pochi ma molto loschi figuri, con quei due fessi che stavano per farsi abbindolare come allocchi.

Una truffa che è famosa in luoghi come l’Ungheria e l’Ucraina (o in altri posti dell’est europeo) ma dalla quale non ci aspettavamo di doverci difendere qui.

Per fortuna io sono sempre vigile e astuto come una faina… di pezza ma pur sempre faina.

Non fosse stata per l’esperienza strana e lugubre la città in se sarebbe pure risultata gradevole alla vista.

Peccato.

Dopo tante (e mediocri) città è giunto finalmente il tempo di andare vero ciò che di più bello questo paese ha da offrire, le montagne.

Mestia è la tappa prefissata la quale viene raggiunta dopo 400km di strada dissestata e tortuosa, fatta di buche e dossi dopo ogni curva.

La vista qui però ripaga di ogni centesimo e goccia di sudore spesi per raggiungerla.

Un piccolo villaggetto fatto di casette antiche, spesso accompagnate da strane torri, adagiato sul fondo di una valle ed alle cui spalle svettano montagne altissime e mezze innevate.

Un quadro che nemmeno la sapiente mano del miglio pittore avrebbe mai saputo affrescare meglio.

La notte poi la magia sale ben oltre il livello aspettato.

Le gialle luci fluorescenti riscaldano le pareti delle abitazioni, creando un diadema dorato e splendente.

Alle spalle i bianchi pendii innevati incorniciano la scena alla quale vanno poi aggiunte alcune scintillanti stelle nel cielo nero limpido di una fredda notte georgiana.

Pura poesia.

Con questo indelebile ricordo nel cuore e qualche grappa locale sullo stomaco (che viene offerta a forza pressochè ovunque) c+andiamo a dormire.

Al risveglio l’avventura pazza e priva di logica ci attende.

Copyright© 2019 Francesco Biestro

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